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Maternità e lavori a rischio


La legge 30 dicembre 1971, n. 1204 "Tutela delle lavoratrici madri" già diede chiare indicazioni sulle mansioni che una donna in gravidanza può o non può effettuare. Il Decreto legislativo, 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”, ne definisce con più precisione gli ambiti e le modalità. I datori di lavoro devono valutare preventivamente i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento, in particolare, i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici: nell’allegato “C” del D.gl 26 marzo 2001, n. 151, è presente l’elenco dettagliato degli agenti la cui presenza negli ambienti di lavoro deve essere valutata al fine di individuare quelle lavorazioni o mansioni particolari a cui non devono essere adibite le lavoratrici gestanti o puerpere, nonché i processi o le condizioni di lavoro, individuando le misure di prevenzione o protezione da adottare: negli allegati “A” e “B” del decreto sopracitato, sono riportati gli elenchi dei lavori faticosi, pericolosi, insalubri vietati e un elenco di agenti e condizioni di lavoro non compatibili con lo stato di gravidanza. Qualora i risultati della valutazione rivelino rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici, il datore di lavoro deve evitarne l’esposizione a rischio modificando temporaneamente le condizioni e/o l’orario di lavoro. Se tale modifica non è possibile deve provvedere a spostare le lavoratrici ad altre mansioni, anche di livello inferiore, mantenendo invariata la qualifica retributiva e il salario, informando contestualmente gli Organi preposti competenti per territorio.

Qualora non ci siano le condizioni per lo spostamento ad altre mansioni la Direzione Provinciale del lavoro può disporre l’astensione anticipata dal lavoro della lavoratrice.

La sicurezza e la salute della donna (la legge vale per tutte le donne che abbiano reso noto il loro stato di gravidanza, puerperio e allattamento al datore di lavoro presentando un certificato medico), deve essere salvaguardata per tutto il periodo della gravidanza e fino a sette mesi di età del bambino. La tutela è allargata anche alle mamme di bambini adottati e in affidamento.

Data ultimo aggiornamento:
16/08/2011
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