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Famiglia di fatto - convivenza

Accanto alla famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio, si sono sviluppati negli ultimi trent'anni, soprattutto dopo l'approvazione della legge sul divorzio, altri modi di fare famiglia. Molte coppie decidono infatti di convivere, senza sposarsi, o per libera scelta o perché uno o entrambi i componenti vengono da un'esperienza matrimoniale precedente, crescono contemporaneamente le famiglie omogenitoriali.  Si formano in questo modo le cosiddette famiglie di fatto.

La recente approvazione della cosiddetta legge Cirinnà ha introdotto importanti novità, prima fra tutte il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma contiene anche una parte specifica dove vengono riconosciute per la prima volta a livello nazionale le coppie di fatto, sia eterosessuali sia omosessuali. Vengono quindi riconosciuti gli stessi diritti previsti per le coppie sposate in caso di: detenzione di uno dei due; malattia o ricovero; designazione del partner come legale rappresentate in caso di donazione degli organi e funerali.

Diverso il discorso per quanto riguarda invece la pensione di reversibilità che vede la non equiparazione delle coppie di fatto rispetto a quelle sposate, che non possono quindi avanzare alcun diritto. Stessa situazione per i diritti che il coniuge può pretendere sulla casa comune in caso di morte del compagno: essi si riducono alla possibilità di soggiornare nella casa comune per un periodo che varia dai due ai cinque anni al massimo e comunque sono destinati ad estinguersi in caso di nuova convivenza con un’altra persona, o in caso di matrimonio o unione civile. Nel caso in cui convivessero nella stessa abitazione anche i figli della coppia o i figli di uno dei due, il diritto di permanenza si traduce in almeno tre anni.

Esiste la possibilità per le coppie conviventi di regolamentare gli aspetti patrimoniali, tramite un contratto che deve essere registrato da un notaio o da un avvocato. In caso di separazione si potrà provvedere ad annullare il contratto di convivenza e, nel caso uno dei due conviventi risulti in una situazione economica di necessità, il giudice provvederà a definire l’assegno per il mantenimento.

Restano fuori dalla normativa i diritti alle adozioni per le coppie omosessuali, per le quali non è prevista la possibilità da parte del convivente di adottare il figlio del compagno. Nel marzo 2005 è nata in Italia l’Associazione Famiglie Arcobaleno, che tra i suoi obiettivi include la promozione di un cambiamento culturale, sociale e politico, a favore di un allargamento del concetto di famiglia, che comprenda nuove realtà già esistenti, in un panorama di costante evoluzione.

Per quanto riguarda invece le coppie eterosessuali conviventi con figli, con l'entrata in vigore della Legge n. 219 del 10 dicembre 2012 "Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali" vengono modificati alcuni istituti del diritto successorio e del diritto di famiglia. In particolare è stata superata ogni ineguaglianza normativa tra figli legittimi e figli naturali, stabilendo l'unicità dello staus di "figlio" e riformulando la relazione con i parenti in caso di eredità.

La nuova normativa introduce il concetto di responsabilità genitoriale che sostituisce quello di potestà e che viene esercitata da entrambi i genitori, se entrambi lo hanno riconosciuto e sono conviventi o dal genitore che convive con il figlio, anche se è stato riconosciuto sia dal padre che dalla madre o dal genitore che lo ha riconosciuto per primo, se nessuno dei due genitori convive con il figlio. Qualora si interrompa la convivenza, i genitori affronteranno un unico giudizio davanti al Tribunale Ordinario competente per stabilire l'affidamento dei figli e per definire l'assegno di mantenimento.

Il Decreto Legislativo 151/2001 che tutela la maternità e la paternità riconosce ad entrambi i genitori anche naturali, adottivi o affidatari, il diritto individuale al congedo parentale.

La nuova legge sulle adozioni non prevede per una coppia convivente la possibilità dell'adozione, a meno che la convivenza duri da tre anni e vi sia l'impegno al matrimonio.

 

Data ultimo aggiornamento:
12/05/2016
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