Prodotti alimentari per l’infanzia: quale qualità?
Le mamme italiane preferiscono per i loro bambini il cibo “fatto in casa” al “baby food”.
Cosa mangiano i nostri bambini? È interessante sapere che in Italia solo il 35% di quello che viene mangiato da un bambino nei primi anni di vita proviene dal “baby food” il cibo industriale o già preparato per intenderci. “Nel nostro Paese infatti – leggiamo nel Decimo rapporto Eurispes-Telefono Azzurro su infanzia e adolescenza - è ancora profondamente radicata la cultura del cibo "fatto in casa” che rappresenta una quota rilevante nel panorama dell’alimentazione per l’infanzia”.
Ma se, il comparto del baby food in Italia muove un giro d’affari di 843,4 milioni di euro, vuol dire che sicuramente nelle nostre case entrano prodotti per l’infanzia già confezionati. Da una indagine Nielsen del 2007, risulta che: “Gli omogeneizzati sono il prodotto maggiormente acquistato dalle mamme, con un fatturato di 341,8 milioni di euro. Segue il latte per l’infanzia, cresciuto dell’1,7% (206,7 milioni). Anche alcuni segmenti di nicchia, come la frutta (+7,2%) o il latte per la crescita (+31,1%) hanno conquistato quote di mercato importanti”
Le mamme italiane risultano tra le mamme più preoccupate del benessere del neonato e ciò le renderebbe potenzialmente più disposte a spendere denaro per raggiungere questo obiettivo. Da qui ad esempio, l’introduzione nella dieta dei loro piccoli, del latte di proseguimento (differenza tra 2006-2007 +31,1%) e questo anche se i piccoli sono stati allattati al seno. E ci piace dare qui la buona notizia che nel nostro paese negli ultimi vent’anni l’allattamento materno ha fatto registrare una crescita esponenziale.
Se le mamme italiane preferiscono comunque per i loro bambini il cibo preparato in casa, è anche perché esiste una certa diffidenza verso i prodotti confezionati o industriali. E questo è dovuto anche alla frequenti segnalazioni di episodi di contaminazione di prodotti per l’infanzia denunciati anche di recente nella Comunità Europea. La domanda viene spontanea, quale attività di controllo viene condotta in Italia e in Europa su questi prodotti?
Ci risponde ancora il Decimo rapporto Eurispe-Telefono Azzurro: “La qualità degli alimenti in Italia viene certificata annualmente da una serie di controlli condotti dalle Asl e dal Nucleo Anti Sofisticazione dei Carabinieri. La rete di sorveglianza e di controllo porta l’Italia al primo posto tra le nazioni europee per numero di segnalazioni trasmesse. Nel corso del 2008, le Asl nazionali hanno effettuato verifiche di conformità su circa un terzo delle 1,2 milioni unità segnalate tra locali, impianti, strutture e mezzi di trasporto utilizzati per la produzione e la vendita di alimenti. Le ispezioni hanno portato all’individuazione di 50mila irregolarità, il 12,2% del totale. Le infrazioni più frequenti sono legate a carenze nell’igiene degli ambienti e del personale. A livello europeo, il Legislatore ha posto delle limitazioni particolarmente rigide sulla presenza di pesticidi, metalli pesanti (il piombo, il cadmio, il mercurio e l’arsenico) e nitrati nei cibi per l’infanzia, sfociate in costanti controlli e monitoraggi da parte dei produttori di alimenti per l’infanzia. È nato così il Controllo Qualità, che tiene conto del problema microbiologico, ma anche degli aspetti tecnologici ed è mirato ad organizzare la valutazione della qualità, in generale, e di quella igienico-sanitaria, in particolare, del prodotto finito prima della sua immissione in commercio. Allo stesso tempo sono state definite le operazioni necessarie per la corretta gestione igienico-sanitaria della produzione, identificando delle “norme di buona fabbricazione” alle quali occorre attenersi per avere processi produttivi ineccepibili”.
