Giornata mondiale della Biodiversità
Il 22 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della Biodiversità indetta dalle Nazioni Unite
Sarà l'agricoltura il tema di quest'anno, perchè la tutela della biodiversità e l'agricoltura vanno di pari passo. Un'agricoltura sostenibile, in grado di provvedere ai fabbisogni alimentari della popolazione mondiale, la più importante garanzia di sussitenza alimentare dell'umanità.
Per promuovere l'iniziativa il Ministero dell'Ambiente in collaborazione con il WWF ha prodotto un poster che è in distribuzione nelle scuole primarie e secondarie, allo scopo di sensibilizzare i più giovani ad un tema tanto importante.
Infatti, se si considerano i dati presentati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale dobbiamo riscontrare numerose minacce ambientali: rischio sismico e franoso, aumento della temperatura media, riduzione del patrimonio forestale, oltre a quelle relative alla perdita della biodiversità che procede a ritmi senza precedenti.
"In aumento il numero di specie a "rischio estinzione" nel nostro Paese, ritenuto il custode del maggior numero, in Europa, di specie animali.
Pressoché dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli. Tra queste, l’Allodola, il Balestruccio, la Rondine.
Il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi, infatti, rischiano di scomparire per sempre: la percentuale di specie minacciate di vertebrati oscilla in media, a seconda dei diversi autori, tra il 47,5% e il 68,4%. In cima all’infausta classifica, i pesci d’acqua dolce, i rettili e gli anfibi. Questi ultimi presentano in assoluto la situazione più critica, con un 66% di specie fortemente a rischio estinzione.
Le minacce alla biodiversità non risparmiano neanche le specie vegetali: il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori sono in pericolo. Tuttavia, le conoscenze in merito alle entità vegetali sono ancora incomplete, ma si stima che a rischio siano 772 specie di epatiche, muschi e licheni e 1.020 piante vascolari. Dati, questi, su cui riflettere con urgenza, come dimostrato dalla volontà delle Nazioni Unite di proclamare proprio per il 2010 l’Anno Internazionale della Biodiversità.
Una scelta nata anche dalla consapevolezza delle responsabilità umane: la minaccia primaria è, infatti, rappresentata proprio dalle attività dell’uomo e dalla crescente richiesta di risorse naturali e di servizi ecosistemici.
La trasformazione degli habitat, inoltre, minaccia il 50,5% delle specie animali vertebrate ma tra le cause di questo depauperamento ci sono anche il bracconaggio e la pesca illegale. E, inoltre, le attività agricole, responsabili dell’inquinamento delle acque, della perdita di stabilità dei suoli, dell’aumento dell’effetto serra. Complice anche un uso a volte irrazionale di fertilizzanti e prodotti fitosanitari.
Sempre più accentuati, inoltre, il fenomeno dell’erosione costiera, la desertificazione, la fusione dei ghiacciai, la riduzione della quantità e qualità delle risorse idriche, i rischi per la salute umana, il dissesto idrogeologico.
L’innalzamento del mare, se pur modesto, e l’acuirsi di fenomeni come le mareggiate, aggrediscono gli ambienti marino costieri.
In particolare, alcune aree di piana costiera depresse (circa 1.400 km di sviluppo lineare) potrebbero essere inondate, mentre le coste basse e sabbiose (circa 4.000 km) potrebbero essere soggette a forte erosione, con infiltrazioni di acqua salata nelle falde di acqua dolce.
Per contro, un dato positivo: segnalato un fenomeno espansivo del patrimonio forestale nazionale, stimato in circa 5.500 ettari all’anno. In crescita anche le ZPS, le Zone di Protezione Speciale (oggi 597, pari al 14,5% del territorio nazionale) e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), pari a 2.228 e corrispondenti al 15% della superficie italiana.
Oltre agli ambienti naturali e seminaturali propriamente detti, in Italia si registra un trend positivo anche per quanto riguarda il verde urbano, con riferimento ai comuni capoluoghi di provincia. La densità media di verde urbano, infatti, è passata dal 7,8% del 2000 all’8,3% del 2008 mentre la disponibilità pro capite media è cresciuta, da 88,40 metri quadri per abitante a 93,60.
Infine una finestra sui rischi sismico e geologico - idraulico, che nel periodo 2008 – 2009 si sono manifestati in modo straordinario. Tre gli eventi che hanno superato la soglia di magnitudo locale 5: quello della costa calabra ha avuto una profondità ipocentrale molto elevata e non ha procurato danni; quelli avvenuti nell’area del Frignano, con alcuni danni a chiese e campanili e, infine, i rilevanti eventi nella zona de L’Aquila. I picchi di intensità, oggi sappiamo, sono stati causati da una particolare vulnerabilità sismica associata alla presenza di sedimenti alluvionali recenti non consolidati. E sono le caratteristiche geomorfologiche del territorio italiano a determinare, inoltre, una forte esposizione al rischio frane, come testimoniato dai censimenti dell’ISPRA che, grazie al Progetto IFFI, ha individuato più di 485.000 frane, che interessano un’area di oltre 20.700 km2, pari al 6,9% della penisola. Ben 5.708 i comuni italiani interessati da frane, pari al 70,5% del totale."
Fonte: Governo.it
