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La nuova riforma della scuola superiore

— scaduto

Partirà da settembre 2010 la riforma delle superiori: riduzione degli indirizzi e delle ore di frequenza.

Una riforma voluta in tempi record, questa la volontà del governo che ha reso operativi i cambiamenti da settembre 2010. Tanto veloce che ha richiesto uno slittamento dei termini d'iscrizione alle superiori, che apriranno il 25 febbraio e scadranno il 26 marzo.

I tre regolamenti attuativi che compongono la riforma sono destinati ai licei, agli istituti tecnici e a quelli professionali e prevedono una riduzione dei percorsi formativi e degli indirizzi sperimentali per i licei: sei licei in tutto (classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane), due settori per gli istituti tecnici (economico e tecnologico) e altrettanti per i professionali (servizi, industria e artiginato); riduzione degli orari, con un passaggio dalle attuali 36 ore di lezione a 32 ore negli istituti tecnici e professionali, mentre nei licei sono previste 27 ore nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nell'ultimo anno (con alcune eccezioni a seconda dell'indirizzo scelto per quanto riguarda l'ultimo anno). I percorsi scolastici, per tutte le scuole superiori saranno articolati in 2 bienni e un quinto anno.

Negli istituti tecnici e professionali si prevede un potenziamento delle attività didattiche laboratoriali e la possibilità di offrire, attraverso stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro, un apprendimento basato sull'esperienza diretta.

La riforma riguarderà tutti gli studenti delle prime classi, mentre gli iscritti alle altre classi manterranno il vecchio sistema. L'obiettivo è quello di andare a regime nel giro di quattro anni, lasciando alle scuole il difficile compito di gestire programmi ed orari differenziati durante questa fase transitoria.

Negli istituti tecnici e nei professionali, a differenza dei licei, già da settembre, le classi seconde, terze e quarte avranno un taglio di 4 ore settimanali. La riduzione d'orario andrà di pari passo con quella dei professori accorpando materie come la geografia e la storia.

Scopo della riforma dovrebbe essere una migliore qualità formativa. Non la pensa così Giovanni Sedioli, Assessore alla Scuola, Formazione, Università e Lavoro della Regione Emilia Romagna che in una recente intervista pubblicata su www.scuolaer.it precisa: "la lettura di “taglio” economico-finanziario come logica primaria è sicuramente riscontrabile. Non vogliamo alludere semplicemente alla riduzione di orario, su cui si potrebbe discutere in una logica che veda la scuola come protagonista “educativo” anche al di fuori dell’orario rigorosamente programmato, ma al fatto che questa si associa alla drastica riduzione delle risorse, finanziarie e umane, indispensabili per iniziative autonome delle scuole: l’associazione di questi due dati porta inevitabilmente ad un “taglio funzionale” a causa del quale l’attività formativa viene compressa e qualitativamente compromessa. Clamorosa, in questo senso, la riduzione delle compresenze dei docenti negli istituti tecnici, pur a fronte della affermazione che la didattica laboratoriale è alla base di quegli istituti. Siamo quindi in piena continuità con scelte già compiute dall’attuale Governo: riduzione lineare di docenti e non docenti, tagli di fondi, perfino per le pulizie. Con buona pace della qualità della scuola."

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