Le famiglie emiliano romagnole fanno i conti con la crisi
Il 30,7% dei nuclei familiari con figli fatica ad arrivare a fine mese, molti hanno problemi con le spese per vestiti e alimenti
La crisi tocca da vicino le famiglie emiliano romagnole, soprattutto quelle con figli a carico. I dati del Rapporto 2009 dell’Osservatorio sul sistema abitativo presentati nei giorni scorsi a Bologna in occasione del forum L’abitare, offrono un fotografia dettagliata e preoccupante dell´andamento del sistema Emilia Romagna.
Nella nostra regione, una famiglia ogni dieci dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese, il 9% è in arretrato con le bollette, il 5,6% ha problemi con il riscaldamento, il 7% è in ritardo con il mutuo. Una famiglia su quattro non è in grado di sostenere una spesa improvvisa di 750 euro, come, ad esempio degli esami medici specialistici a pagamento.
Dicevamo che le famiglie con figli sono quelle più in difficoltà, il 30,7% di queste dichiara di arrivare a fine mese con molta difficoltà, il 26% ha problemi con le spese per i vestiti, il 14,5% è in arretrato con il mutuo e il 7,5% non ha abbastanza soldi per gli alimenti.
Una situazione preoccupante se la si legge accanto ad altri dati non di certo confortanti, quelli dell’occupazione. L'Emilia Romagna conquista l'amaro premio della regione italiana in cui si è registrato il picco più alto dell'aumento del ricorso alla cassa integrazione tra il 2008 e il 2009: +699.8%, seguita dalla Lombardia, poco sotto il 500%.
E' quanto emerge dal 12° studio Uil sulla Cassa Integrazione che evidenzia anche come in Emilia-Romagna il numero di lavoratori coinvolti dall’ammortizzatore sociale si sia moltiplicato nel corso del 2009: erano 6.785 a gennaio e sono diventati ben 58.309 in dicembre. La provincia di Reggio Emilia, prima fra tutte in Italia, si aggiudica la maglia nera con una crescita del ricorso alla Cassa integrazione, tra il 2008 e il 2009, del 1.862%. Tra novembre e dicembre 2009 la cassa integrazione straordinaria e in deroga è aumentata un po’ in tutte le provincie: a Forlì Cesena (+55,5% di lavoratori coinvolti), Parma (+54,4%), Piacenza (+38,3%) e Bologna (+22,8% di lavoratori coinvolti).
