Adolescenti: come aprire un dialogo

La parola adolescenza evoca nella mente dei più una fase evolutiva “temuta” dai genitori che cercano di prepararsi presto ad affrontare questa tappa. Ma l’adolescenza è per forza sinonimo di difficoltà?

Le  immagini che spesso vengono evocate dai genitori riguardano giovani svogliati che passano delle ore davanti alla tv o davanti ad un pc e anche un po’ narcisisti. Ragazzi che a volte si arrabbiano, si “trasformano” facendo richieste pretenziose e rivendicano il non sentirsi capiti da mamma e papà. Anche i mass media spesso puntano l’attenzione sugli adolescenti per segnalare i comportamenti a rischio o per mettere in prima pagina fatti di cronaca legati a bullismo o agiti negativi, sollecitando così nei genitori il bisogno di  proteggere i ragazzi. Tutto questo perdendo di vista che l’adolescenza si configura come un’età di svincolo e di formazione della propria identità e come una tappa di sviluppo in cui di norma vengono messi in atto dei comportamenti a rischio e si commettono errori. Questa definizione aiuta anche a ridimensionare l’ottica con cui si è cercato di prevenire i comportamenti a rischio: i ragazzi hanno bisogno di conoscere i propri confini, di sperimentarsi, di sbagliare. In questo gli adulti non possono essere né sicuri protettori dai potenziali pericoli né spettatori inermi: trovare il giusto equilibrio può non essere facile, ma è importante partire dalla prospettiva dei ragazzi. Un ragazzo adolescente si sta sperimentando, per la prima volta nella sua vita, in molti ambiti: cambia il suo aspetto fisico, cambia il suo modo di sentire il mondo e di sentire se stesso nel mondo, incomincia a poter davvero scegliere qualcosa per sé (gli amici, la scuola, l’attività extra-scolastica..). Fino a quell’età tutto era stato deciso da mamma e papà e anche loro, ora, devono prepararsi ad un cambio di prospettiva e trovare una nuova modalità di interazione.

Come orientarsi per mantenere un dialogo con i ragazzi?

In tempi di crisi, in cui i genitori si preoccupano di lavoro e carriera, il rischio è che si interfaccino ai ragazzi con uno sguardo legato alla loro esperienza passata, ancorati alle loro “certezze” che non possono diventare l’unica misura per valutare il benessere dei ragazzi o le loro prospettive: in realtà il momento storico che vivono gli adolescenti oggi e sempre, è diverso da quello vissuto dai propri genitori; basta pensare che nascono immersi nelle tecnologie, che i loro nonni reputavano spesso “una perdita di tempo e proprio grazie a questi strumenti si aprono per loro nuove possibilità di lavoro, si comunica da un continente all’altro gratuitamente, si imparano le lingue.

Allora è importante aprire il dialogo con i ragazzi partendo da una realtà: del futuro non possiamo sapere nulla, non ci sono certezze, è una realtà da esplorare; quello che i genitori possono scegliere è dove stare, mentre i figli esplorano. Ed ecco che emergono i dubbi sul proprio ruolo genitoriale: meglio lo stile autoritario, normativo, che detta le regole o lo stile permissivo, un po’ come se fossimo i migliori amici di nostro figlio? Come sempre i due estremi rischiano di essere inefficaci con dei ragazzi che si muovono lungo una dimensione di cambiamento continuo, alla ricerca della propria identità. I ragazzi hanno bisogno di avere accanto mamma e papà, anche per ricevere dei confini e delle regole, ma soprattutto per essere sostenuti e per avere una “base sicura” a cui appoggiarsi nel caso in cui abbiano dubbi o richieste che non possono  trovare risposta semplicemente digitando la domanda su “google”.

Sperimentare significa mettere in conto che si corrano dei rischi e si commettano degli errori. E allora come genitori è bene chiedersi: quanto siamo disposti a tollerare che abbiano degli spazi personali, che noi non controlliamo completamente o a farli sbagliare, mettendo da parte il mito del figlio “infallibile”?

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pubblicato il 2019/05/20 05:00:00 GMT+1 ultima modifica 2019-05-16T12:10:05+01:00

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