Perdere il bambino

L'esperienza della perdita perinatale di un bambino comporta sempre un grande disagio sia fisico che psicologico; quando un bambino muore, a qualsiasi stadio della gravidanza, anche se molto iniziale, per la donna e la coppia è sempre un dolore.
Anche l'interruzione volontaria di gravidanza è una scelta molto difficile da affrontare.

In tutti i casi, può essere utile ricorrere ad un supporto di tipo psicologico, che accompagni la donna e la coppia nelle proprie scelte e nel percorso del lutto; tale servizio viene offerto da consultori, centri specializzati o associazioni private presenti sul territorio.

CiaoLapo Onlus è una associazione a carattere scientifico e assistenziale, composta da  genitori colpiti da lutto in gravidanza e dopo il parto e professionisti (medici, psicologi, ostetriche) impegnati nella ricerca sulla morte perinatale e nel sostegno psicologico ai familiari in lutto.

CiaoLapo Onlus, associazione nazionale, presente su tutto il territorio nazione con una rete di volontari, formata da professionisti, operatori e genitori, che opera in collaborazione con le istituzioni pubbliche e gli enti locali per fornire sostegno alle famiglie. In molte città italiane sono presenti con gruppi di automutuoaiuto per genitori in lutto. L’accesso ai gruppi è aperto a tutti i genitori, mamme, papà e coppie con esperienza di lutto in gravidanza o dopo il parto, recente o remota, che sentono la necessità di affrontare il lutto e di proseguire la sua elaborazione. Il gruppo è gratuito per i soci dell’associazione CiaoLapo onlus.

Riferimenti per la regione Emilia Romagna:

I volontari referenti di CiaoLapo in Emilia Romagna sono:
Nicoletta Gallamini, counselor, volontaria (Forlì)
Ilaria Naldi, volontaria (Bologna)
Elisabetta Facondini, volontaria (Bologna)

Per approfondimenti: www.ciaolapo.it

Aborto spontaneo
La maggior parte degli aborti si verifica nei primi tre mesi di gravidanza, ma ci sono aborti (rari) che si verificano anche dopo il terzo mese. Statisticamente parlando, si può dire che la maggior parte degli aborti (85%) è causata da alterazioni fetali, la rimanente parte (15%) da problemi di salute materna.
Un aborto spontaneo nei primi tre, quattro mesi di gestazione non è purtroppo un avvenimento tanto raro. Prima del 180° giorno di gravidanza di gestazione, l'interruzione di gravidanza viene considerata giuridicamente aborto e dà diritto alla stessa tutela sanitaria della malattia.
Questo significa che, una donna che lavora, potrà assentarsi solo per il tempo necessario alla "convalescenza" e sul piano economico ha diritto alla sola indennità di malattia.
Dopo il 180° giorno di gestazione invece, l'interruzione della gravidanza viene considerata "parto prematuro" e dà automaticamente alla lavoratrice il diritto di usufruire dell'assenza obbligatoria di 3 mesi e del trattamento economico di maternità.

Interruzione Volontaria di Gravidanza
Oggi in Italia qualsiasi donna può richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di gestazione, per motivi di salute di origine fisica o psicologica e ancora per motivi economici, sociali o familiari.
La legge 194/78 (pdf, 38.5 KB), detta "Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione della gravidanza", che sancisce le modalità del ricorso all'aborto volontario, prevede la possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza anche dopo i 90 giorni, solo quando la gravidanza, il parto o la maternità comportino un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica.
L'intervento può essere effettuato presso le strutture pubbliche del Sistema Sanitario Nazionale e le strutture private convenzionate ed autorizzate dalle Regioni.
I Consultori familiari erogano un servizio di consulenza e certificazione per le donne che hanno intenzione di sottoporsi a IVG ed anche un supporto di tipo psicologico. La certificazione può essere richiesta anche al proprio medico o ginecologo di fiducia.
Tutti gli accertamenti sanitari, le cure, il ricovero ospedaliero per l'interruzione della gravidanza attuati nelle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate, sono gratuiti.
La lavoratrice è tutelata anche in caso di interruzione volontaria della gravidanza.

Se la donna è minorenne, per l'interruzione volontaria della gravidanza è richiesto l'assenso di chi, su di essa, esercita la potestà o la tutela. In caso di seri problemi che impediscano o sconsiglino la consultazione di queste persone o, se queste interpellate rifiutino il loro assenso o esprimano pareri discordi, il consultorio o la struttura socio sanitaria, rimette al giudice tutelare una relazione corredata del proprio parere. Il giudice tutelare deciderà se autorizzare o meno la donna all'interruzione di gravidanza.

L’interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo farmacologico è una procedura medica, distinta in più fasi, che si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone (RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro. In Italia è possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico dietro richiesta della persona interessata, in regime di ricovero ordinario, nel rispetto della legge 194 del 1978. Sulla base dei pareri del Consiglio superiore di sanità, il Ministero della Salute ha emanato apposite Linee di indirizzo (pdf, 67.7 KB) sulla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico.

Per informazioni : sito del Ministero della Salute

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