Educare alla sessualità e a proteggersi

L'espressione della sessualità degli adolescenti oggi è molto differente da quella della generazione genitoriale, con un inclinazione abbastanza diffusa a essere più disinibita e diretta. Per costruire relazioni emotivamente sane, i giovani devono avere la possibilità di sviluppare una buona autostima, consapevolezza, empatia relazionale e capacità di regolare le loro emozioni.

Come possono sviluppare queste competenze? In base alle teorie sull’apprendimento, impariamo a relazionarci socialmente ed emotivamente osservando gli altri. Il luogo dove generalmente si apprendono le prime modalità relazionali è la famiglia, e poi successivamente la scuola e gli altri contesti sociali. L’educazione sessuale oggi più diffusa fra gli adolescenti è quella informale, che li espone ad una grande quantità di informazioni da molteplici fonti, alcune delle quali non corrette o insufficienti a promuovere la salute sessuale.

Quali sono le azioni che un genitore può compiere, in termini educativi, per aiutare la propria figlia/o nella costruzione di quei confini che permettono di vivere l'intimità, virtuale o reale, seguendo i propri tempi, i propri bisogni, e abbracciando dei valori che costruiscono il senso più profondo delle relazioni? Fino a che punto si può accettare, come genitori, l’autonomia relazionale dei figli compresa la sessualità? Questa autonomia può veramente essere riconosciuta totalmente, o è meglio vigilare costantemente, pur con discrezione? Non sono certo domande facili a cui rispondere, poiché aprono fortemente a vissuti e riferimenti personali dei genitori, in termini ideologici, etici, e a volte anche religiosi. Ogni genitore può essere in grado di trovare compromessi accettabili, di fronte non solo a stili comunicativi o di relazione  che non riconosce del tutto come propri, ma anche alle differenze che può cogliere nel proprio figlio nell’espressione della propria affettività, intimità e orientamento sessuale.

Non è mai troppo tardi per parlare con i figli e condividere pensieri, emozioni o paure che possono riguardare le loro tappe di vita, ma sicuramente è più facile se si è abituati al dialogo sin da quando sono piccoli. Condividere non significa tuttavia rinunciare al ruolo di guida, pur tenendo presente una percentuale imprescindibile di incomprensione basata sulla differenza generazionale: i genitori non sempre sono le persone più adatte per discutere di sessualità con i propri figli adolescenti, dal momento che questi ultimi sono impegnati nel processo di separazione dai genitori stessi e di graduale conquista dell’indipendenza. L’ OMS ci ricorda che “bambini e ragazzi dovrebbero apprendere ciò che riguarda il comportamento sessuale ben prima di cominciare effettivamente ad avere relazioni sessuali, cosa che avviene solitamente tra i 14 e i 18 anni in quasi tutti i Paesi europei”. (WHO Regional Office for Europe & BZgA, 2010)

A 3 anni i bambini hanno già sviluppato una sensorialità  approfondita, e sono  in grado di riconoscere e cercare sensazioni piacevoli o spiacevoli che passano attraverso il corpo. Intorno ai 4 anni i bambini cominciano a diventare maggiormente competenti nella vita di relazione: spesso frequentano la scuola dell’infanzia e questa dimensione permette loro di acquisire moltissime esperienze di relazione sociale, sia tra i pari, che con altri adulti di riferimento. In questo periodo ‘imparano’ molte regole esplicite o implicite che iniziano a definire il senso di intimità e del pudore, che vanno riconosciuti ed assecondati. Possono per esempio iniziare a chiedere di andare in bagno da soli e tenere la porta chiusa. Mano a mano che queste ‘norme’ vengono trasmesse, soprattutto dal contesto famigliare, e in parte dalla comunità scolastica, i bambini cominciano a costruire una propria espressione dell’affettività e della fisicità e ad interiorizzare un mondo di sensazioni, emozioni, esperienze fondamentali nella costruzione della propria identità, compresa quella sessuale.

A partire dai 4 anni l’essere maschio o femmina assume significati sempre più complessi: ad es. le differenze fisiche cominciano ad attirare la curiosità dei bambini e suscitare domande cui sarebbe importante rispondere con semplicità e sincerità, aiutandolo a sentire che con mamma e papà si può parlare di qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo, cercando di non dare più informazioni di quante il bambino sia in grado di assimilare. Per esempio da questa età è possibile insegnare i nomi corretti dei genitali e contemporaneamente aiutare a riconoscere i diversi tipi di relazioni, con i genitori, con gli amici, con gli estranei, ed in particolare dare suggerimenti pratici e sicuri di cosa fare se uno sconosciuto si rivolge a te.

La consapevolezza sessuale porta il bambino a sviluppare una propria identità di genere: in questa epoca è tipico osservare un maggiore interesse dei maschietti ad attività che contraddistinguono i ruoli maschili (come guidare la macchina, o fare l’eroe), e parimenti per le femminucce a imitare più spesso la mamma nei comportamenti che la distinguono dal papà (volere truccarsi, o giocare a fare la spesa). Spesso questo processo è fortemente influenzato da stereotipi culturali che sono veicolati da moltissimi stimoli: il comportamento degli adulti, letture, pubblicità televisiva, cartoni animati. I genitori possono tuttavia decidere se assecondare questi modelli o provare a favorire un’identità meno aderente ai tradizionali stereotipi di genere. Come? Ad esempio, essendo loro stessi a fornire esempi di maggiore integrazione dei ruoli: se ad esempio il papà il sabato fa le pulizie e la mamma va in palestra il messaggio che ‘le pulizie sono cose da donna’ sarà sicuramente meno forte e intransigente, nonostante gli spot televisivi propongano molto più spesso casalinghe alle prese con i fornelli. Naturalmente il grado di apertura rispetto a modelli culturali di genere rappresenta una scelta educativa importante per tutti i genitori, alla quale, a volte non si dà l’attenzione necessaria, seguendo strade un po’ scontate più che selezionate.

Dall’eta di 9/12 anni si può parlare ai bambini dei cambiamenti fisici ed emotivi della pubertà, mestruazioni, eiaculazione, del piacere della sessualità per dirimere ogni imbarazzo e vergogna correlati, in questa età, al corpo e ai desideri percepiti. ed insieme di come restare sicuri online. Attorno ai 13/14 anni è molto importante parlare poi di aspetti della sessualità come la contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili, introdurre il concetto di consenso, molestia, violenza sessuale e sexting (invio di immagini sessualmente esplicite), ed inoltre come comunicare in modo assertivo in caso di pressioni da parte di pari, dando ai giovani strumenti pratici su come dire “no” quando vogliono, come identificare l’abuso e come affrontarlo.

Le buoni prassi nell’esprimere la propria identità su internet possiamo offrirle con il buon esempio diretto. Non avete un profilo Facebook? Potrebbe essere interessante cercare di capire questo nuovo mondo digitale e accompagnare i ragazzi alla sua scoperta, anche se potreste avere la sensazione di essere voi quelli accompagnati. Quale migliore opportunità di fare un viaggio insieme e scoprire una reciprocità di bisogni e di senso in questa compresenza? Bando agli allarmismi dunque, e via libera alla partecipazione, regalando ai nostri figli anche la piacevole conquista di essere loro, per certi versi, i ‘nostri maestri’, salvaguardando l’opportunità di essere al loro fianco nelle prove emotive che il mondo digitale, come il mondo reale offre ad ogni minuto. Insomma, invece di rimanere a terra ed osservarli da lontano con un lungo cannocchiale sperando che le onde non siano troppo forti, e non si imbattano in scogli pericolosi, perché non cominciare ad avventurarsi con una piccola barchetta e imparare anche adulti ad affrontare lo stesso mare?

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