Congedo di maternità e paternità (obbligatori)

Il Decreto legislativo, 26 marzo 2001, n. 151 (pdf, 166.4 KB) "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità", regola il  "congedo di maternità" ovvero l'astensione obbligatoria dal lavoro della madre lavoratrice e  il "congedo di paternità"  ovvero l'astensione dal lavoro del padre lavoratore. Il Decreto Legislativo 15 giugno 2015 n. 80 (pdf, 47.5 KB) (pdf, 47.5 KB) “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro" (pdf, 47.5 KB), in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 ha apportato diverse novità alla normativa vigente.

Congedo obbligatorio per la mamma lavoratrice dipendente

La madre lavoratrice dipendente ha un diritto, ma anche un obbligo, di astenersi dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto, nel periodo intercorrente tra la data presunta e quella effettiva, se successiva, e nei tre mesi dopo il parto.

Flessibilità
La lavoratrice può scegliere di posticipare l'inizio del congedo di maternità, può cioè astenersi dal lavoro 1 mese prima della data presunta del parto e aggiungere questo mese al periodo successivo al parto, portando da 3 a 4 mesi l'astensione dal lavoro successiva al parto. A partire dal 2019 le lavoratrici hanno la possibilità di astenersi esclusivamente dopo l’evento del parto, quindi entro i cinque mesi successivi. Per usufruire di queste possibilità occorre presentare l'attestazione di un medico speciallista che dichiari la compatibilità dello stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa, al medico del lavoro competente il quale, a sua volta, dovrà attestare che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
La lavoratrice con tale documentazione dovrà fare apposita richiesta all'INPS entro la fine del 7° mese di gravidanza

Il diritto può essere esercitato una sola volto per ogni figlio ed è subordinato alla produzione di attestazione medico che dichiari la compatibilità dello stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa.
La lavoratrice è solo tenuta a presentare, entro 30 giorni, il certificato attestante la data del parto.

Parto prematuro
La madre lavoratrice subordinata ha diritto per intero al periodo di congedo per maternità: qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto anche qualora la somma dei periodi superi il limite complessivo di 5 mesi.

Ricovero del neonato
In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità (durante i tre mesi dopo il parto e durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata a quella presunta) e di godere del congedo, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.

Interruzione di gravidanza (spontanea o terapeutica) - Decesso del bambino alla nascita o durante il congedo
Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall'inizio della gestazione, come pure in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno il diritto al congedo di maternità. Sulla base del Decreto Legge n. 119 approvato il 18 luglio 2011 (pdf, 55.8 KB), è stata introdotta la facoltà di riprendere in qualunque momento l'attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non  arrechi pregiudizio alla loro salute.

Astensione anticipata della madre prima del periodo stabilito precedente al parto
La lavoratrice in stato di gravidanza, ha diritto all'astensione dal lavoro prima del periodo stabilito precedente al parto per i seguenti motivi:

  • nel caso di gravi complicanze della gestazione;
  • quando è affetta da una malattia che la gestazione potrebbe rendere più grave;
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute tali da pregiudicare la salute della donna e del bambino.

La richiesta di astensione anticipata va rivolta all'Ispettorato del Lavoro, che in condizioni particolari e su segnalazione del datore di lavoro, ha anche la facoltà di posticipare il ritorno della madre al lavoro fino al 7° mese successivo al parto.

Indennità
La legge stabilisce che le lavoratrici hanno diritto ad un'indennità giornaliera pari al 80 % della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità. La lavoratrice ha diritto all'indennità per astensione obbligatoria per i 3 mesi successivi alla data effettiva del parto anche nei casi in cui: il bambino sia nato morto; il bambino sia deceduto successivamente al parto; ci sia stata una interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno di gestazione.

Adozione - Affido
In caso di adozione il congedo di maternità può essere fruito nei 5 mesi successivi all’ingresso del minore in famiglia o anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla madre la permanenza all’estero; tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo di maternità spetta a prescindere dall'età del minore, all’atto dell’adozione o dell’ingresso del minore in Italia (affidamento preadottivo per alcuni paesi esteri).
Il congedo spetta a prescindere dall’età del minore all’atto dell’affidamento non a scopo adottivo. Spetta per un periodo di 3 mesi e può essere fruito entro 5 mesi decorrenti dalla data dall’affidamento ed è riconosciuto anche per minori che, all’atto dell’affidamento, abbiano superato i 6 anni di età.

Congedo obbligatorio per la mamma lavoratrice autonoma

L'indennità per astensione obbligatoria spetta anche alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane e commercianti) e alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata (collaboratrici coordinate e continuative, venditrici porta a porta, libere professioniste) in regola con il versamento dei contributi.
Come per le lavoratrici dipendenti, spetta 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto. L'indennità non comporta obbligo di astensione dall'attività lavorativa autonoma. Spetta l'80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta. Le lavoratrici autonome trasmettono la domanda all'INPS a parto avvenuto.

Congedo obbligatorio per il papà lavoratore dipendente

La legge 28 giugno 2012, n.92 ha introdotto il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo, regolamentati poi dal Decreto 22 dicembre 2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali:. Le misure sono state introdotte inizialmente per il triennio 2013-2015, poi per gli anni successivi vengono confermate annualmente dalla legge di bilancio.

La legge di bilancio 2017 (pdf, 919.3 KB) (art. 1, comma 354, legge 11 dicembre 2016, n. 232) ha prorogato il congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti, portandolo a 2 giornate per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenuti nell'anno solare 2017 e a 4 giornate per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenuti nell'anno solare 2018.
Il congedo obbligatorio è fruibile dal padre entro il 5° mese di vita del bambino (o dall'ingresso in famiglia in caso di adozioni/affidi) e quindi anche durante il congedo di maternità della madre. Le giornate possono essere godute anche in via non continuativa. Al padre è riconosciuta un'indennità pari al 100 per cento della retribuzione.

Per quanto riguarda la possibilità di fruire di tali congedi da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni la Circolare INPS n. 40/2013 (pdf, 108.1 KB) cita:

"Alla luce di quanto disposto dall’art.1, commi 7 e 8 della citata legge 92 del 2012, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, ha chiarito che la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, sino all’approvazione di apposita normativa che, su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione, individui e definisca gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche".

Congedo di paternità in sostituzione del congedo di maternità non fruito, in tutto o in parte dalla madre

Il padre, lavoratore dipendente o iscritto alla Gestione Separata dell'INPS, può usufruire del congedo di paternità per un periodo coincidente con il congedo di maternità non fruito, in tutto o in parte, dalla madre. Tale congedo viene retribuito all'80% dell'ultima retribuzione giornaliera e spetta nei seguenti casi:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del bambino da parte della madre;
  • affidamento esclusivo al padre;
  • rinuncia espressa della madre che ha diritto al congedo di maternità (rinuncia possibile solo in caso di adozione o affidamento).

Il congedo di paternità decorre dalla data in cui si è verificata una delle predette situazioni e viene riconosciuto al padre a prescindere dal fatto che la madre sia lavoratrice (dipendente, autonoma, ecc.) o casalinga. Il padre lavoratore può presentare la domanda con le stesse modalità previste per la madre lavoratrice.

Da giugno 2015, con l’entrata in vigore della nuova normativa, il padre lavoratore dipendente può usufruire del congedo di paternità per un periodo coincidente con il congedo di maternità non fruito, in tutto o in parte, dalla madre, anche nei casi in cui la madre sia lavoratrice autonoma avete diritto all’indennità di maternità.

Congedo obbligatorio per il papà lavoratore autonomo

Inoltre al padre lavoratore autonomo, previa domanda all’INPS, spetta l’indennità di maternità prevista per le madri lavoratrici autonome (art. 66 del T.U. 151/2001), per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice in caso di morte o di grave infermità della madre o in caso di abbandono, nonchè in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.


Fonte: INPS

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